CARLO SAIN
Expression Libre
Sabato 23 giugno, ore 11:00


È indubitabile in Carlo Sain una spiccata tendenza alla riduzione dell'opera ai suoi minimi termini, all'essenzialità coloristica fino all'autosufficienza. Pure c'è forma in questi lavori recenti in cui l'esasperazione della pittura si manifesta in termini di colore e gesto. Sono forme in continua metamorfosi legate a concetti di nascita e trasformazione. E c'è un grado di violenza che presto si traduce provocatoriamente in una aperta sfida alleconsuetudini visive piuù accattivanti e ruffiane. In Carlo Sain c'è anche probabilmente (ma è opinione personale) una forte componente "dadaista" nel senso che privilegia la libertà di sperimentazione e non rifiuta l'apporto del caso. Il risultato è sulle pareti e sotto i vostri occhi: esuberante ricchezza cromatica e forte potenza espressiva.
Sushil Mazumdar, Maggio 2018

Ho sempre voluto dedicarmi alla pittura rivolta a una 'Expression Libre' di arte più spontanea senza convenzioni ideologiche e concettuali in una ricerca che attraversa l'arte grezza desi_ gnata da Jean Dubuffet nell'Art Brut del dopoguerra e ripresa dall' Outsider Art oggi per inclu- dere artisti sopratutto autodidatti che non si sono istituzionalizzati. Molte opere di Art Brut e di Outsider Art illustrano stati mentali estremi, idee non convenzio_ li, mondi elaborati con fantasia, visione e libertà espressiva. Appartengo da sempre a questo genere, privilegiando la pittura, il colorismo, la profondità del colore, la sperimentazione del colore e delle idee. Nei miei dipinti 'metamorfosi', 'trame' e nel 'viaggio interiore' sono scoperta e meraviglia e si accompagnano a una sorta del 'vizio di forma' che vogliono interpretare una dimensione nel senso di 'allargamento della coscienza', riferendosi alla controcultura degli anni '60 e alla cul_ tura popolare degli anni '70 che sono da evocare e mai dimenticare che anch'io in modo spas_ modico ho vissuto e elaborato con gioia e con dolore. Ancora oggi le aspirazioni delle nuove generazioni, si rivolgono a nuovi modi di vivere e di la_ vorare ispirandosi ai modelli degli anni '60-'70 aggiornandoli con le nuove tecnologie. Nell' epoca nuova del post-consumismo e delle nuove innovazioni tecnologiche, che trasfor_ mano la nostra produzione del vivere e che ha di fronte lo spettro dell'alienazione e del degra_ do culturale e ambientale si sente la necessità di un nuovo risveglio e di liberazione.
Contemporaneamente si risente perciò un bisogno di realtà, di reincarnazione della materia, di consapevolezza del linguaggio e di una idea della propria esistenza e di un progetto. Solo la realtà di tutti i giorni che vogliamo interpretare ci può restituire la bellezza..
Carlo Sain, Firenze 23 giugno 2018

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MELANIA LANZINI
IN-PRESSED Libri d’Artista e oltre…
Sabato 12 maggio, ore 11:00


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SILVIA ROCHI
Brucia
presentazione di Gianni Caverni
Sabato 10 marzo 2018, dalle ore 16:00


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MARIA ANTONIETTA SCARPARI
Aperitivo d'amore
Sabato 25 Novembre
26 Novembre - 9 Dicembre 2017

Le opere di Maria Antonietta Scarpari nascono su carta amorevolmente recuperata. Ecco i gatti di Picasso che escono dallo sfondo come “segno di una avventata fame d’amore” (Duccio Trombadori) che a la Cour Carrée si evolve in uno stuzzicante Aperitivo d'amore. Si materializzano da scenari colorati tracciati d’oro e segni grafici, si mostrano curiosi ed avidi di novità. Sono sì i gatti di Picasso ma qui assumono sembianze picaresche anziché picassiane.
Sono bricconi, (dallo spagnolo picaro). Sono curiosi e perdono la violenza predatoria degli animali di Picasso. Sono dei Don Chisciotte; cifre di un mondo che sta vivendo il definitivo tramonto di valori e lascia spazio a ben più levantini principi di adattabilità e ingegno.
Con atteggiamento smaliziato i felini ci conducono nel “paese delle meraviglie” e, nonostante l'artista asserisca che quasi niente vorrebbe mettere di suo nel riprodurre il grande Maestro,…di suo ci mette molto, ci mette curiosità, desiderio di vita, visione onirica, ironia e chimera.
…scusate se è poco!!!
Daniela Cresti

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ANTONELLA FOSCARINI
BREVI-STORIE-D'AMORE
Sabato 11 Novembre
11 - 22 Novembre 2017

" ....penso alla comprensione dell'importanza di ciascun momento, alla trasformazione del momento, di QUALUNQUE momento, in immagine, per mezzo del chiarimento ... allora ci sono bellezza e pace e gioia ed energia."
James Hillman, Il linguaggio della vita

C'è uno stridore evidente fra il luogo espositivo e le opere di Antonella Foscarini.
Largo Annigoni, una piazza cementificata e colonizzata da gazebo ammette poca natura, poca introspezione. Il Mercato delle Pulci è un chiacchiericcio costante, un viavai di gente, di giorno con le sporte della spesa, di notte con tintinnanti bicchieri. Bisogna entrare a la Cour Carré, per cambiare atmosfera ed immergersi in un mondo che invece eleva la natura, animali e piante, a soggetto essenziale di slancio visionario e vitale.
Quella bellezza e pace e gioia ed energia che viene richiamata nella frase di Hillman (assunta a titolo della mostra) è tutta nelle opere dell'artista che illustra momenti della sua estate come colorate pagine di in diario. Un diario intimo dove la comprensione di un momento ha avuto bisogno di sedimentazione. Solo così scaturisce l'opera d'arte di Antonella; emerge dai pixel di una foto, dalle reti di ricordi non sempre veritieri ma pur sempre consciamente o inconsciamente vissuti. Quando scrivi una poesia o crei un'opera d'arte, scriveva il grande poeta e cantautore Jim Morrison devi entrare in uno stato mentale particolare, che è quello in cui può indurti la musica o l'immaginazione con la capacità ipnotica di allentare i freni, di lasciare che l'inconscio faccia la sua parte, quale essa sia. Questo ha saputo fare l'artista, questo ha riportato negli acquerelli. I suoi notturni sono particolarmente intessuti di incanto. Il fascino di un incontro casuale con una coppia di lepri o con delle orchidee selvatiche comunque accompagnati nel cammino espositivo dalla luminescenza delle carte dedicata alla luna. E con la giornalista Silvia Sperandio del Sole24ore che ha recensito la precedente mostra dell'artista osserviamo che seguirla nella sua immaginifica arte… È come sfogliare un diario delle meraviglie.

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LUCA DE SILVA
Verso il centro del proprio sognare
Giovedì 12 ottobre, 2017
12 – 26 ottobre 2017

Il sogno come spazio dell'immaginario, in una dimensione parallela che accompagna e da vita all'energia di volare nel mondo interiore di ciascuno di noi. Nel mio mondo tutto ciò che da senso alla vita è cercare di conoscere attraverso il pensiero dell'anima, della psiche che è l'immagine emotiva da cui prende forma, quella forma simbolica che contiene la possibilità delle diverse interpretazioni. (L.D.S.)

Ho sempre pensato che la vita che viviamo sia una camminata piena di cambiamenti. Si trovano situazioni piacevoli e ostacoli che ci portano a cambiare direzione e perciò a vivere in una continua trasformazione. Le contraddizioni che pensiamo di subire sono in realtà uno scalino diverso della stessa piramide. La base e la cima contengono questo percorso che è sempre della stessa persona anche se mentre saliamo giriamo intorno all'edificio. Dalla nascita alla morte il corpo si trasforma lentamente cambiando il suo aspetto e così fa anche la nostra psiche o modo di pensare. Se ci portiamo dietro sempre lo stesso concetto senza nessun cambiamento è come vivere in uno stato di stallo, in cui i due elementi vitali sono assopiti come in ibernazione. La realtà che l’uomo vive è inevitabilmente nella disarmonia, cioè in un continuo oscillare e passare da una cultura alla sua trasformazione. Vivere vuol dire cercare di conoscere, e conoscere vuol dire avere lo stimolo e la curiosità delle cose che non conosciamo, che ci restano ignote, altrimenti è come fare un minestrone senza le diverse verdure. La diversità delle cose è quella che ci fa crescere. L’unica cosa che tiene insieme questo percorso è la volontà, il bisogno interiore di iniziare a camminare, e camminare sempre anche nei momenti d’ansia e di paura di inciampare e di non potersi rialzare. Ma chi vive con la volontà di conoscere non si ferma neanche quando cade, anzi comincia a trascinarsi per andare avanti, per cominciare a percorrere il proprio cammino da un diverso punto di vista fisico ed emotivo. Non possiamo avere la certezza delle cose che viviamo se non alterniamo lo sguardo dal mondo esteriore a quello interiore. Il sentimento dell’anima non è un’astrazione, non è una religione, ma è qualcosa che ci appartiene come energia positiva da non sottovalutare. L’anima rappresenta tutto ciò che non è materiale nel senso fisico della nostra percezione. L’anima è la dimensione che ci porta a pensare, ad avere emozioni, a considerare la vita non solo come un meccanismo del corpo ma anche della psiche, del proprio immaginario, del proprio desiderio di sognare anche l'impossibile.
(L.D.S.)

Da "Utopie" di Luca De Silva editore Morgana Edizioni, 2017

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ROBERTO PUPI
Touch Photos
Mercoledì 8 Giugno, 2017
9 - 21 giugno 2017

Dietro queste immagini che lampeggiano
sul foglio c’è una regola,
un punto geografico del mio osservare,
una gradazione delle diottrie mentali,
un’impronta digitale,
dietro questa mia lingua
c’è una popolazione del cervello.
Dietro di me ci sono io bifronte,
curvo sullo specchio del pensiero.

da Valerio Magrelli, "Ora serrata retine"

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ANTONIA FONTANA
Contatto permeabile
Mercoledì 17 Maggio, 2017
18 - 31 Maggio 2017

I cantieri proposti da Antonia sono luoghi di incontro, luoghi di filosofia dell’arte. Un approccio che esclude l’isolazionismo e che va ad esplorare il progetto di costruzione, di metamorfosi, atto che interpreta ed attiene al processo rigenerante dell’Arte Contemporanea. I titoli delle opere sono esaustivi sia dell’idea di un luogo/non luogo dove avviene un “Incontro”, un “Contatto”, un “Tuffo”, sia del contesto di indagine ed esplorazione di rapporto fra situazioni sensorie e immagini.
Il processo di trasformazione è nucleo fondante nell’opera dell’artista. Determina una narrazione come processo ermeneutico. Nello storicismo e poi nella fenomenologia (M. Heidegger), l’istituzione di continue correlazioni tra il sé e l’essere è un processo che va dalla totalità delle manifestazioni umane alle sue parti e viceversa. Un procedimento di interiorizzazione, di spinta verso un contatto intersoggettivo con la società. Non esiste il soggetto, o meglio esiste ma senza appartenenza all’Io ma al Noi. Questo Noi interagisce con realtà in evoluzione, con strutture sociali fluide, con accadimenti molteplici relazionali e non forzatamente consequenziali.
Le sperimentazioni sui materiali e sulle tecniche di Antonia Fontana esaltano ulteriormente il racconto di dinamiche percettive e concettuali nel rapporto fra interno ed esterno trasferendosi in conoscenze sensibili ed immagini.
Il pigmento acrilico e il tratto deciso delineano e ostentano raccoglitori di idee ben definiti, ma la gestualità spesso travalica i confini tratteggiati e si dilata in un esterno significante di relazione e trasformazione. A volte schegge impazzite, a volte turbini leggeri creano quell’atmosfera di equilibrio e differenza che coesistono e sono basilari in ogni tipo di relazione.
Daniela Cresti

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GIANNI CAVERNI, VITTORIA GOVONI
Mettiti nei miei panni
Martedi 2 Maggio, 2017
3 - 16 Maggio


“Insomma, mettiti nei miei panni!”, quante volte ce l'hanno detto, quante volte lo abbiamo detto noi! Ma noi, ammettiamolo, nei suoi panni abbiamo sinceramente provato a stare, magari solo una frazione di secondo (sarà vero?), ma nei nostri non ci si è messo per niente: ci dice “sì, sì” ma non è vero e invece insiste a dirci che abbiamo sbagliato, ma sbagliato di brutto. E dice anche “io non sono razzista però ...” o “aiutiamoli a casa loro” o “la donna la donna la donna, e l'omo?” o “la carne è debole” ma vale solo per sé. Ecco, noi, Vittoria e Gianni, 52 anni di differenza, abbiamo voluto condividere questo tema perché ci pare una bella metafora sull'accogliere, sul cercare di capire, sulla ricerca di ciò che ci potrebbe unire pur consapevoli delle differenze. Perché mettersi gli abiti di altri è un po' come entrare nella loro pelle, nelle loro teste, nelle loro emozioni, nelle loro fragilità, e, se possibile e deve essere possibile, farlo con tatto e rispetto. Vittoria ha fatto indossare ad alcuni amici degli abiti appartenenti a membri della sua famiglia, Gianni ha chiesto a diversi amici (diversi anche per età e taglia) di mettersi i suoi vestiti; i risultati ci paiono interessanti, attraversati da affetto, amore per la fotografia e la bellezza, ironia. A pensarci bene mica è del tutto vero che “l'abito non fa il monaco”, un pochino lo fa, e non è nemmeno una cosa sbagliata.
Vittoria Govoni
Gianni Caverni

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LUCA FEDERICI
Facciofoto
Sabato 8 Aprile 2017
8-24 Aprile
chiuso il 15 - 16 - 17 Aprile

Gli scatti di Federici giungono da paesi lontani da tempi indeterminati e traslano lo spettatore in quei luoghi rendendolo partecipe di sensazioni, sapori, odori. Le emozioni forse non saranno le stesse dell’artista, ma ben venga questa interazione che le immagini propongono.
Una bicicletta sgangherata appoggiata su tende rosse in Lefka 2006, una panoramica Berlinese, una splendida poltrona relax. Suggestioni. Suggestioni che saranno esposte da 8 Aprile a La Cour Carrée in Largo Annigoni. Un grande viaggio insieme ad un grande viaggiatore/fotografo. Luca Federici riesce con pochi ritocchi a evidenziare particolari determinanti negli scatti che ci propone.
Cosa dire poi del graffio fittile che squarcia il nero cupo del cielo come un lampo per esaltare la cupola della chiesa di San Frediano in Cestello (Firenze).
La “pennellata” digitale con cui l’artista elabora o rifinisce le sue immagini aggiunge pathos, magia.
Facciofoto si modella su immagini iconiche o su oggetti simbolo che noi tutti vediamo ma che solo l’artista sa osservare e riproporre per una nuova lettura e riflessione.
Daniela Cresti

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Per Luca Federici
Penso e spero che mi capiti presto di incontrare Luca Federici, ora che ho preso dimestichezza con le sue opere. E allora non potrò evitare di chiedergli – curiosità mia – qual è lo stile pittorico a cui si sente più vicino. Perché una sapiente composizione formale, come la sua evidentemente è, mi sembra che possa e debba rapportarsi alla storia della pittura oltre che, o piuttosto che, alla sola storia della fotografia. E mi pare di poter leggere nelle sue opere anche a un sostrato di malinconia che rivelerebbe una raffinata cultura letteraria. In Federici indubbio è il piglio aristocratico nella scelta dei soggetti che divengono, sulla carta sensibile e fuori dalla camera oscura, quasi eventi imprevisti e sorprendenti. A volte nei suoi scatti il taglio spaziale sembra superare il margine, per indubbio virtuosismo tecnico sfuma il confine realistico e l’immagine si fa oggetto sognante. Perché Federici fotografo resta ispirato osservatore e rigoroso selezionatore, creativo padrone di una disciplina che oserei dire quasi riottosa (che è un bell’ossimoro).
Sushil Mazumdar

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AROLDO MARINAI
Il PURPURRÌ
Domenica 26 Marzo
26 Marzo al 7 Aprile 2017

Il PURPURRÌ

La bambina perduta si chiama LISANN.
Il cane che la ritrova si chiama AKUNA MATATA.
Le prime parole della piccola sono: TRINKEN.
Sembra una storia presa pari pari da un romanzo di fantascienza di Kurt Vonnegut e ambientata sul pianeta BUBU di BETELGEUSE.
Invece è Italia, Teggiole di Camerino, Giugno 1998.

Cosa ho voluto dire con questo?
Volevo dire che nella vita c’è sempre da aspettarsi imprevisti e sorprese.
Il mondo è notoriamente vario e da ciò deriva la sua bellezza. Vox populi.

Per esempio. C’è un tizio, chiamiamolo signor Bouvard, che ha ricevuto il dono di vedere nel futuro, ma su cose di cui poco s’intende, e quindi senza riuscire a rendersi ben conto e a dare informazioni di qualche utilità. Torna dalle sue immersioni nei “domani” e racconta: La gara l’ha vinta uno che andava più forte degli altri… Hanno eletto uno vestito di grigio, un bell’uomo… C’erano tipo venti dispersi e due morti ma otto si sono salvati… Una è stata condannata ma continuava a protestarsi innocente…
Tante grazie.
Ecco. Voi, gentili Amici e Collezionisti d’Arte, che state guardando o commentando i miei lavori (un cinquantennio di attività onesta silenziosa e testarda) esposti a La Cour Carrée, siete – bisogna che ve lo dica, non offendetevi – un po’ come il signor Bouvard. E io approfitto dell’occasione per invitarvi a guardare con semplicità e candore lasciando che queste opere parlino, anche se non è chiaro quello che dicono. Ci sono alcune rare serigrafie tirate in pochissime copie sul finire degli anni ’60. I bozzetti e le prove per opere su tela di grande formato. Molti lavori su carta sui temi più frequentati: i draghi di San Giorgio, le costellazioni australi, le isole-vulcano, le teorie dei sentieri, le mariofanie, fino alle recentissime mappe dei “pedibus aversis”. Col tempo tutto si aggiusterà. Mano sul fuoco. Tanto è vero che oggi con deferenza e discrezione mi auguro che vogliate incrementare la vostra raccolta.
A.M.

A proposito del titolo: PURPURRÌ è voce del lessico popolare fiorentino. Derivata dal francese “pot pourri” sta ad indicare una mescolanza, un insieme di cose varie e disordinate.

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ENRICO PANTANI
Senza titolo
Domenica 26 febbraio
26 febbraio al 10 marzo 2017

Titolo: “Non ho trovato un titolo adeguato per questa mostra”

I soggetti di tutti i lavori che verranno esposti a La Cour Carrée derivano da studi sui miei sketchbooks. Ci sono ritratti, animali, situazioni grottesche, impossibili, tutte fuori dal tempo, in una dimensione che deve sbloccarsi e rendersi tangibile. In realtà non sarà tangibile mai per nessuno a parte per me, nel mio intimo… così alla fine sono solo sogni, roba da niente.
Sono quasi tutti lavori piccoli, dipinti su tele già presenti in commercio e tele che mi sono costruito da solo. Vorrei tentare di chiamarle sperimentali, se i tecnici di questo settore mi passassero il termine.
In questa nuova fase dei miei lavori vorrei dimostrare che si può lavorare a cose ambiziose anche da un lontano paese di provincia. Alla fine basta osservare per sentirsi cittadini del mondo, per trasformare questa indifferenza in mondi paralleli. Sono convinto che questi sogni siano importanti e senza di essi non potrei vivere.
Vorrei precisare anche che tutti questi lavori sono embrioni di quello che sogno di fare in futuro, studi di cose che vorrei scaraventare su tele di dimensioni enormi, cosa che adesso non posso fare per evidenti ragioni di spazio.
Credo anche che sia una fase molto transitoria questa.
Non so dove approderò tra qualche mese.
Ma in fondo non me ne frega un cazzo nulla.
Ciao.
Enrico Pantani

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LUCA MATTI
Domenica 29 Gennaio 2017
29 gennaio - 11 febbraio

Mentre le società diventano liquide, le città, che sono espressione di quel che siamo, crescono, si espandono, si muovono seguendo i flussi e le rotte degli uomini. Ogni città assomiglia sempre più alle altre e le loro forme si sovrappongono generando un continuum ossessivo che ci confonde. Ovunque andiamo la città ci segue ed è riflesso di altre di oggi e domani. Le città si muovono con noi, sono come la tenda del nomade. Questo lo spunto per una piccola mostra di città all'interno della 'galleria-tenda' La Cour Carrée.
Le opere di Luca Matti sono rappresentate da disegni su carta. Una di grandi dimensioni e le altre di formato più piccolo.
Una cartella di disegni sarà a disposizione dei visitatori sia in osservazione che in vendita.
L'esposizione vuole essere anche un omaggio al grande sociologo Zygmunt Bauman scomparso il 9 gennaio scorso.
Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida che ben si colloca nelle immagini di città dell'artista.




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Bigiotteria dannata
A cura di Francesco Campidori
Sabato 17 Dicembre 2016


Adolf Loos sosteneva che "... il rispetto reverenziale per i materiali costosi, è il segno più inequivocabile della condizione di parvenus..." Niente oro o pietre preziose per le collane o gli orecchini in vendita a La Cour Carrée, ma un'eccezionale selezione di bijoux del Novecento, secolo che ha rivoluzionato la figura e la funzione del gioiello, diventato sempre più protagonista dello stile e complice di nuove libertà e possibilità. Materiali inediti, cristalli, resine, paste di vetro, acciaio, plastiche colorate e molti altre materie prime hanno caratterizzato una ricerca lontana dal valore economico dei materiali, alimentata invece dalla libertà dei creatori e da tutte le donne che hanno scoperto il piacere di indossare accessori. Tintinnanti braccialetti su un pullover nero che incorniciano una mano, un luccicante collier di pietre colorate che si sostituisce allo scollo del vestito reinventandolo, come se fosse un ricamo, e poi ancora le perle la mattina, ma anche il pomeriggio oppure la sera, ancora meglio se colorate e di mille dimensioni... Cosa importa? Un bijoux senza compromessi modifica immediatamente la silhouette che brilla oppure si colora, ondeggia e si muove: è un nuovo ritmo! Nessuna paura dello sguardo sospettoso delle altre donne di fronte alla vostra spilla colorata, anzi è bene ricordare che un gioiello grande favorisce la conversazione.
Trifari, bigiotteria di manifattura italiana e francese e soprattutto una straordinaria collezione firmata Miriam Haskell vi aspettano sabato 17 dicembre a La Cour Carrée.
Francesco Campidori




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ZIP CRASH BANG
Sergio Tossi intervista:
Vincenzo Balzano, Federico Cacciapaglia
Enrico Pantani, Silvia Rocchi

Sabato 10 Dicembre 2016



La Cour Carrèe apre le tende, è proprio il caso di dirlo, un nuovo spazio culturale nel cuore del quartiere di Sant’Ambrogio, all’interno del gazebo n.1 del Mercato storico delle Pulci Largo P. Annigoni (Firenze) con: ZIP CRASH BANG. Un grammelot visionario, particolarmente capace di creare sorpresa e suggestione, un mondo immaginifico che esprime il reale con satira, ironia cattiva che scivola nel sarcasmo, ma sempre cultura, a volte poesia. Tutto ciò fa parte del mondo del Fumetto Mescolando linguaggi diversi il fumetto regala un vero e proprio prodigio di intelligenza e comicità, un fantasioso pastiche testuale e di immagini, un canovaccio onomatopeico con cadenza fascinatoria. C’è ritmo estetico nella domanda: "cos'è un desiderio”, la cui risposta ci viene dal lupo, Cloud e il ragazzo, in questo lungo viaggio attraverso le tavole di Vincenzo Balzano. Tavole splendide nella composizione e nelle nuances di colori. Diverso il lavoro di Federico Cacciapaglia. Le sue opere a fumetti riflettono una profonda introspezione e una attenta lettura della Società in cui viviamo. Nel fumetto I Growls siamo nel mezzo di uno scenario distopico apocalittico, un giorno del giudizio con alcune analogie rispetto alla nostra realtà... Enrico Pantani trasforma in strisce le idee più trash: disegno, parola, rapidità, concetto. Tre/quattro piani diversi di senso, cervello tritato, psicosi, banalità, ripetizioni, politica, attualità, musica, tic, personaggi, cronaca. Di tutto, ma scardinando le regole del racconto (che non c’é), le regole della morale e dell’etica. In pratica quando prendo il pennarello nero mi faccio paura da solo. Silvia Rocchi dipinge su carta ed è indicativo il suo lavoro rivolto al femminile come nella tavola del suo primo fumetto su Alda Merini, o nel libro scritto e illustrato per l’associazione Libera contro le mafie. Interessante sul piano grafico, pittorico e contenutistico. Da questo materiale variegato e simbolico nasce il titolo della serie di mostre sul tema che la Cour Carrèe presenterà con una scadenza quadrimestrale nella tenda espositiva di Largo Annigoni.
All’inaugurazione parteciperanno quattro giovani e già affermati artisti: Vincenzo Balzano, Federico Cacciapaglia, Enrico Pantani, Silvia Rocchi ai quali per ringraziamento dedichiamo una frase di Umberto Eco da “Apocalittici e Integrati”

"... in questa enciclopedia di debolezze contemporanee il fumetto sopravvive e batte in breccia il sistema che cerca di condizionarlo. Un mondo puramente allusivo, un piacere di tipo musicale, un gioco di sentimenti tutt’altro che banali. La forza di questa commedia nasce dalla fedeltà all’ispirazione." E dalla professionalità degli artisti, aggiungiamo noi, che li abbiamo conosciuti e apprezzati. C'é una regola antica nel teatro ed anche nel fumetto. Quando hai concluso non c'è bisogno che tu dica altra parola, ne’ fare autografi. Saluta e pensa che quella gente, se l'hai accontentata nei sensi e nel pensiero ti sarà riconoscente, quindi basta come firma un lungo "ciao" urlato.

"The Cloud" di Vincenzo Balzano
"Growls" di Federico Cacciapaglia
"Pantani" di Enrico Pantani
"Ci sono notti che non accadono mai" di Silvia Rocchi

Sergio Tossi intervista gli autori - GUARDA IL VIDEO

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